Abbiamo tutti quel collega al lavoro che è meno preparato, ma che riesce a fare carriera più velocemente. Non è solo un’impressione: la psicologia definisce questo fenomeno effetto Dunning-Kruger, un bias — un errore cognitivo — che porta chi ha meno competenze a sopravvalutarsi e ad apparire più sicuro di sé.

Nel mondo del lavoro, spesso la sicurezza può essere interpretata come competenza.

 

Cos’è esattamente l’effetto Dunning-Kruger?

Si tratta di un bias legato all’autovalutazione: chi possiede poche competenze in un ambito tende a sopravvalutare il proprio livello perché non ha gli strumenti per giudicarlo correttamente.

Il cuore del fenomeno è la metacognizione, cioè la capacità di valutare ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo.
Le persone meno competenti non riescono a “fare un passo indietro” per analizzare la qualità del proprio lavoro, proprio perché non dispongono delle competenze necessarie a riconoscere errori o lacune. È un po’ come chiedere a chi non conosce la grammatica di valutare un testo: gli errori più evidenti passeranno inosservati.

Dunque, non è solo una questione di sicurezza di sé, ma di autoconsapevolezza: quando mancano le basi, diventa difficile riconoscere i propri errori.

Nel 1999 gli psicologi David Dunning e Justin Kruger condussero una serie di esperimenti su abilità come logica, grammatica e senso dell’umorismo. Chi otteneva i punteggi più bassi era anche chi tendeva a sopravvalutare maggiormente le proprie capacità.
Un esempio emblematico: le persone con i risultati peggiori credevano di essersi classificate intorno al 62° posto su 100, quindi ben sopra la media, nonostante fossero in realtà tra le meno performanti.

Da allora numerosi altri esperimenti e ricerche sono state condotti in materia e tutti conducono allo stesso risultato sopra citato. In particolare in  “Revisiting the Dunning‑Kruger Effect: Composite Measures and Heterogeneity by Gender” pubblicato nel 2025 sul Journal of Behavioral and Experimental Economics, oltre a confermare in maniera solida l’esistenza dell’effetto  Dunning‑Kruger emerge che l’effetto non cambia tra uomini e donne, ma cambia la direzione del bias: gli uomini tendono a sovrastimarsi,le donne tendono a sottostimarsi.

 

Perché questo accade anche sul lavoro?

Nel contesto professionale, chi ha meno competenze tende a semplificare e a mostrarsi più sicuro proprio perché non vede ciò che manca.

Al contrario, chi possiede un livello di competenza più elevato spesso:

  • conosce bene la complessità dei problemi;
  • percepisce le sfumature;
  • è consapevole di quanto c’è ancora da imparare;

Per questo motivo gli esperti possono apparire più cauti, più incerti e, talvolta, meno “brillanti”.

La sicurezza viene scambiata per leadership. Nel lavoro, la sicurezza è un segnale molto visibile e facilmente interpretabile. Le persone tendono a fidarsi di chi:

  • parla con decisione;
  • semplifica concetti complessi;
  • esprime opinioni nette;
  • prende posizione rapidamente.

Ma la sicurezza può essere solo un’impressione, non un indicatore di reale competenza.

Chi è realmente competente spesso parla in termini di probabilità, condizioni, eccezioni e, per questo, può sembrare meno deciso. Il risultato? In un contesto professionale, può apparire meno “leader” rispetto a chi ha meno competenze ma più sicurezza ostentata.

Secondo Dunning e Kruger, le competenze servono a due cose:

  1. a svolgere bene un compito;
  2. a riconoscere chi lo svolge bene.

Quando mancano, non si sbaglia solo nella valutazione di sé stessi, ma anche nella valutazione degli altri.
In pratica, chi è meno competente fatica a distinguere chi lavora bene da chi lavora male,  non per mancanza di volontà, ma per mancanza di strumenti cognitivi.

 

Come contrastare l’effetto Dunning-Kruger sul lavoro?

Persone, team e organizzazioni possono adottare diverse strategie per ridurre questo bias:

  • Feedback strutturato e frequente

Il confronto oggettivo e continuo riduce le percezioni distorte e favorisce maggiore consapevolezza delle proprie performance.

  • Metriche chiare di performance

Criteri di valutazione concreti e trasparenti aiutano a distinguere i risultati reali dalle semplici impressioni.

  • Formazione continua

Potenziando le competenze, le persone diventano più capaci di valutare correttamente sé stesse e gli altri.

  • Promuovere una cultura dell’apprendimento

In un contesto in cui chiedere aiuto non è visto come debolezza, ma come maturità professionale, cresce la capacità di riconoscere limiti e opportunità di sviluppo.

  • Affiancamento e mentoring

Il confronto con persone più esperte riduce il rischio di sovrastimare le proprie competenze e favorisce una crescita più consapevole.

 

Chiara Araudo, Training Project Manager, Mylia

 

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