Intervista alla docente del progetto dell’Accademia della Catana, Monica Montanari, Trainer.

 

Come è stato per lei insegnare all’interno dell’Accademia della Catana?

Insegnare all’interno dell’Accademia della Catana è stato molto stimolante; prima di tutto perché questa realtà artigiana si circonda di una comunità cosciente della propria tradizione e delle proprie radici, orgogliosa del proprio saper fare e entusiasta che tutto questo possa e debba essere trasmesso alle nuove generazioni. In un ambiente così, tu non sei solo un insegnante ma fai parte della comunità, ti fanno sentire importante ed essenziale perché questo progetto possa continuare. Parlo della comunità e non dell’Accademia della Catana, perché ho capito che sono la stessa cosa. E’ la prima volta in 20 anni di insegnamento che mi trovo in una realtà così coesa, dove tutti partecipano al progetto anche chi non è presente in aula ma che sostiene le scelte comunali. Mi hanno fatto riscoprire la voglia di fare artigianato, il motivo per cui avevo iniziato tanti anni fa. La bellezza di sporcarsi le mani, di fallire e di riprovare fino a quando non si riesce a creare la Catana con i giusti movimenti, e le corrette sequenze. Lavorare all’interno dell’Accademia è stato soprattutto per me, una crescita personale e professionale dove ho conosciuto e frequentato persone generose che hanno voluto condividere Tolfa in tutte le sue espressioni.

 

Che tipo di approccio formativo è stato adottato per trasmettere una tradizione così antica?

L’approccio utilizzato per trasmettere un tradizione così antica è costituito da lezioni teoriche e pratiche. All’inizio ,soprattutto per chi non era all’interno di questo mondo, è  risultato fondamentale capire meglio l’iter di lavorazione e il metodo di approccio differente, rispetto a quello della pelletteria più comune. Successivamente, si è passati a lezioni pratiche frontali, dove venivano insegnate attraverso le ripetizioni sistematiche dei movimenti e delle sequenze, la realizzazione dei modelli, il tagliare la pelle, utilizzare procedure per la preparazione e il cucire differenti spessori con macchine industriali molto importanti. Ripetizione dei movimenti più e più volte, facevano sì, che le mani  catturino movimenti e ne registrino le sequenze. Risultato ultimo, la capacità in breve tempo di portare a casa un progetto soddisfacente. Pieno ovviamente di difetti, ma corretto nell’iter di esecuzione. Io stessa proveniente dal mondo della pelletteria, mi sono trovata in difficoltà, non tanto nella realizzazione del modello, che risultava comune e semplice, se prendiamo la Catana originale, ma nel suo svolgimento.Dove senza colle e altre cuciture di sostegno, si doveva tenere insieme più e più materiali, con spessori importanti, con il solo utilizzo delle mani e dei gesti, che accompagnavano la macchina nella produzione dei pezzi. A tutto questo, è stato inoltre aggiunto, un’informazione tecnica e pratica su come in pelletteria si creano cartamodelli, partendo da un metodo e una procedura di lavoro, che rimane invariata nonostante la differenza dei modelli realizzati. Questo metodo permette, di acquisire una procedura lavorativa che consente ai ragazzi l’indipendenza progettuale. L’incrocio tra la pelletteria più comune e l’artigianalità del fare della Catana è l’essenza dell’Accademia della Catana, dove si vuole accompagnare i partecipanti ad una acquisizione del saper fare antico, con una conoscenza proiettata verso il futuro., dove il positivo di entrambi gli sguardi converga in un unico progetto.

 

In che modo la collaborazione con Mylia ha contribuito a rendere l’esperienza formativa più efficace?

La collaborazione con Mylia ha arricchito l’esperienza formativa in differenti modi:

Innanzitutto ha messo in campo esperti professionisti che hanno permesso di formare in modo più mirato, sia gli studenti che gli Insegnanti. Pensare alla formazione e all’arricchimento dei formatori stessi, è stata una scelta molto positiva, perché li ha fatti sentire supportati, seguiti e non lasciati soli. Ha creato un rapporto di forte coesione tra il docente e il responsabile di Mylia, dove quest’ultimo è sempre stato presente e pronto ad aiutare a fronte di ogni problema o difficoltà in aula.

Altro campo importante e non in secondo piano è stata la disponibilità di Mylia a rispondere alla richiesta da parte del corpo docente di materiale e accessori per un corretto insegnamento. Questo aspetto che sembra ovvio, non è così spesso scontato. L’acquisizione di materiali per l’insegnamento della Catana e della modellistica, fa sì che siano stati richiesti utensili differenti anche per procedure simili. Mylia in questo caso si è resa disponibile a far fronte ad entrambe le richieste, mettendo entrambi i punti di vista sullo stesso piano e vedendo come l’unione di queste due prospettive, potesse portare ad un ottimo risultato sul piano umano.

La responsabile del progetto per Mylia, ha quindi fatto un ottimo lavoro nel supportare gli insegnanti per ogni criticità, è stata un indispensabile punto di contatto con i fornitori e presente nel comunicare e ricevere informazioni da parte dei partecipanti. Senza questo coordinamento non sarebbe stato possibile portare a casa il risultato ottenuto.

 

Cosa significa per lei “formare per tramandare”?

Per me formare, ha già nel significato stesso della parola tramandare; cioè raccontare una visione, un fare, un sentire, una passione. Non esiste nulla  se non è presente una passione che invade ogni singola area. Formare per tramandare è raccontare una storia, di saper fare dove l’altruismo è il centro, perché permette di condividere con chi vuole conoscere, senza distinzioni e barriere. E’ inclusivo è accogliente. Questa è secondo me la via da percorrere oggi, dove tutto è veloce e superficiale. Imparare il fare antico ci fa riacquistare il ritmo del tempo che abbiamo perso. Un tempo per ascoltare, per provare, per imparare, per cadere e riprovare, per riuscire, per riprogettare, per reinventarci e soprattutto per aspettare che tutto questo avvenga nel modo giusto. Come i nostri nonni sapevano fare. Ecco questo per me vuol dire Formare per Tramandare, essere ricercatori, storici, tecnici e ingegneri ma con un’attenzione a chi abbiamo davanti, alle persone.

 

Anna Ciampolini, Learning Advisor, Mylia

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