Il valore  delle relazioni nelle organizzazioni

 

Il Wall Street Journal li chiama “Glue Employees”, un termine coniato dallo scienziato comportamentale Jon Levy per descrivere quelle persone che tengono insieme il team, senza avere ruoli di coordinamento formali.

Non guidano per titolo o per gerarchia, ma attraverso le relazioni. Si accorgono quando qualcosa non funziona, aiuta gli altri a lavorare meglio e fanno in modo che il gruppo vada avanti.

Perché la loro influenza è così forte?

Secondo Forbes, questi leader informali spesso influenzano la cultura aziendale più dei capi, non perché hanno potere ma perché conoscono il lavoro reale, intercettano il clima interno e fanno da ponte tra team e management. La loro forza è il capitale di fiducia: quando parlano, le persone ascoltano.

Jon Levy dice che i Glue Employees “guidano da dietro le quinte”, lasciano spazio agli altri, fanno emergere idee che non sono le loro, aiutano i colleghi a brillare senza prendersi la scena; è quindi una leadership silenziosa, fatta di interventi mirati e proprio per questa efficace. Proprio per questo spesso anche inosservata.

 

La loro carta d’identità.

  • Connettori naturali: mettono spontaneamente in contatto colleghi di funzioni diverse;
  • Custodi della conoscenza tacita: sanno “chi fa cosa”, “perché si fa così” e “come funziona davvero l’organizzazione”;
  • Affidabili: se c’è un problema, tutti sanno che “possono contare su loro”;
  • Empatici e capaci di ascoltare: spesso le persone si rivolgono a loro per consigli o orientamento;
  • Mediatori silenziosi: risolvono piccoli conflitti o fraintendimenti prima che diventino problemi;
  • Problem-solver pratici: vedono dove il processo si inceppa e trovano soluzioni;
  • Promotori della cultura aziendale: incarnano i valori del team e tengono alto il clima.

 

Il punto è che questo lavoro quasi mai viene considerato davvero lavoro: tenere insieme le persone, smorzare la tensione, evitare che un problema esploda, non entra nelle valutazioni aziendali formali e spesso anche informali.

Come spiega sempre Levy, le aziende usualmente misurano ciò che è visibile e quantificabile come obiettivi, risultati individuali, fatturato, performance, non ciò che tiene insieme il team. Così chi fa da “collante” spesso viene dato per scontato, con tutti i rischi del caso:

  • Burnout;
  • difficoltà a dire no;
  • perdita di tempo su attività non riconosciute;
  • scarsa visibilità del loro contributo (perché “invisibile ma fondamentale”).

Per questo il ruolo va riconosciuto, valorizzato e bilanciato.

Diventa quindi fondamentale per le aziende premiare non solo gli obiettivi quantitativi ma anche insegnare e premiare il lavoro di squadra, poiché le relazioni tra le persone sono esse stesse uno strumento di lavoro.

Per individuare i dipendenti colla non servono strumenti complessi, ma basta porsi alcune semplici domande, quali chi ti ha aiutato davvero a fare bene il tuo lavoro? Chi si accorge quando qualcosa non va? Chi tiene insieme il team quando c’è tensione? Chi fa spazio anche a chi parla poco? Chi fa funzionare le cose, senza prendersi il merito?

Come valorizzarli all’interno dell’organizzazione?

Ecco alcune strategie utili:

  1. Dare riconoscimento formale, il loro impatto è spesso invisibile. Serve nominarlo, premiarlo, farlo emergere;
  2. Distribuire equamente i carichi, non devono diventare il punto di riferimento per tutto;
  3. Trasformare la loro conoscenza in processi, es. documentare prassi, creare mappe di contatto, migliorare l’on boarding.;
  4. Offrire percorsi di crescita, i glue employees possono diventare ottimi, team leader, project manager, facilitatori e coach interni;
  5. Proteggere il loro tempo, creare boundaries per evitare sovraccarico continuo.

 

Chiara Araudo, Project Training Manager, Mylia

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