Intervista a Emilio Casalini, giornalista, conduttore e autore del programma di RAI3 “Generazione Bellezza”

 

Introduzione

In occasione di un evento aziendale in Mylia abbiamo avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza di Emilio Casalini, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico, progettista culturale. Racconta l’anima dell’Italia e il valore della bellezza dei territori.

Emilio è stato nostro speaker e insieme a lui abbiamo parlato di cambiamento, di visioni, di comunità, di imprenditorialità alternative, di coraggio e di fiducia. Emilio ci ha raccontato storie straordinarie che ha conosciuto e diffuso grazie alla trasmissione televisiva “Generazione Bellezza”: esempi di persone e di comunità che valorizzano i territori con idee creative, realizzando modelli di ispirazione attraverso progetti che funzionano e creano nuovo benessere (mentale, sociale, culturale, fisico ed economico)

Le connessioni tra i suoi racconti e le attività che portiamo ogni giorno all’interno delle nostre organizzazioni è emerso in maniera evidente: esiste un nesso tra  bellezza, valore,  performance aziendali e benessere delle persone all’interno delle organizzazioni.

 

1. Nel tuo libro “Rifondata sulla bellezza” e nel programma “Generazione Bellezza” parli di “Economia della Bellezza”: cosa significa concretamente e come può diventare motore di sviluppo per i territori?

Ci sono una grande quantità di esempi di come la valorizzazione del tessuto in cui si vive porti a miglioramenti concreti nella vita di tutti i giorni, nostra e degli altri.
Intanto è indispensabile un approccio sistemico, ossia considerare ogni azione come parte di un tutto, e accettarne la complessità. Che in parole povere spesso significa confrontarci e ascoltare davvero gli altri.
Poi significa che, ad esempio, un muro tinteggiato rispetto ad un muro scrostato davanti a casa cambiano la nostra giornata e anche la nostra produttività perché legata all’autostima. Se appare anche un murale allora diventa meta di chi lo vuole ammirare e così tanti piccoli borghi sono diventati destinazioni, uscendo dall’oblio, dal degrado e dall’abbandono.
In un progetto di rinascita di un territorio non si può immaginare di delegare tutto alle istituzioni. Tutti devono essere coinvolti, dai ragazzi ai professionisti, alle aziende dove quella comunità in realtà si ritrova e si rispecchia

 

2. Cosa hai imparato dalle storie che hai conosciuto e studiato e che oggi applichi per generare impatto positivo?

Che bisogna avere il coraggio di provarci perché quando inizi sembra tutto impossibile e te lo dicono chiaramente. poi invece, quando ti volti indietro e vedi quello che sei riuscito a fare capisci che valeva davvero la pena di credere nei tuoi sogni. Le storie che raccontiamo sono piene di sognatori che, in ogni parte d’Italiia, hanno dimostrato che “si, si può fare!

 

3. Un caso concreto che ti ha convinto che la bellezza può “fare impresa”?

È incredibile quello che sono riusciti a fare ad Aielli, in Abruzzo, con dei murales. Hanno trasformato un luogo da cui si scappava in una destinazione internazionale, da zero a cento mila visitatori l’anno, con cooperative di comunità, ossia cittadini organizzati in forme di impresa collettiva, che gestiscono i flussi di turisti per condividere la bellezza del loro paese. Hanno perfino scritto un intero romanzo, Fontamara di Ignazio Silone, su di un muro, proprio per dimostrare che si può fare tutto.
E poi a Melle in Piemonte, il ritorno a casa di due ragazzi birrai in un paese ormai abbandonato ha creato uno spirito di impresa in altri giovani che ha portato a idee incredibili che funzionano, tutte. Come se rischiare di fare impresa fosse diventato contagioso.

 

4. Quali competenze ritieni fondamentali per i giovani che vogliono contribuire alla trasformazione dei territori?

Imparare a gestire la propria creatività, cosa molto difficile in un’epoca in cui demandiamo molto ormai all’intelligenza artificiale. Competenze di narrazione, di comunicazione, di gestione della complessità, imparare la pazienza dei tessitori.

 

5. Nelle scuole italiane, secondo te, cosa andrebbe cambiato per valorizzare davvero i talenti e stimolare creatività e senso critico? E le aziende come possono contribuire?

Ad un incontro sui NEET (i ragazzi che non lavorano, studiano o si formano) uno di loro ha detto che nessuno gli ha mai chiesto davvero cosa gli piacesse fare. Nè i genitori, nè gli educatori. Ecco partiamo da questo, dall’ascolto.
E le aziende possono fare moltissimo per dare spazio a progetti e idee di ragazzi per i loro territori. Anche sapendo di poter sbagliare, ma gli errori spesso sono braci per i nuovi fuochi. Creare spazi per la creatività, chiedere ad esempio “cosa valorizzeresti tu del luogo dove sei nato? e come? creare lo spazio per progetti e sostenere poi quelli migliori.

 

6. Se dovessi lasciare una frase a chi ci legge su My_View, quale sarebbe?

Iniziamo a credere di più in progetti che valorizzino le comunità prima dei territori. Perché lì si crea il seme per una società migliore che gestisce tutto il resto.

 

Sara Crimeni, Branding & Engagement Coordinator, Mylia

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