Intervista al progettista dell’Accademia della Catana, Raffale Ciardulli, Owner di Raffaele Ciardulli Slow Consulting.

 

1. Qual è stato il punto di partenza nella progettazione dell’Accademia della Catana?

E’ un pomeriggio di aprile, siamo nel 2022. Mi telefona Mylia. Mi chiedono, con un tono che lascia trasparire la speranza, se sono interessato a lavorare alla realizzazione di una scuola dei mestieri per il comune di Tolfa.

Hanno chiamato me solo perché anni prima ho progettato con Mylia la Bvlgari Jewelry Academy.

Non sanno ancora che per me Tolfa è un luogo pieno di significati, denso di emozioni.

Posta alle porte della Maremma laziale, Tolfa per me vuol dire butteri, vuol dire cavalli, vuol dire selle da sogno, vuol dire tradizioni autentiche e forti.

Vuol dire anche un tascapane che dalla Maremma, negli anni della contestazione giovanile, aveva conquistato le città diventando simbolo di uno stile di vita; non sapevo ancora che quel tascapane si chiamasse Catana.

Il punto di partenza, per me, è stato l’entusiasmo, la rara opportunità di mettere quel che so fare al servizio di una comunità e delle sue tradizioni più profonde e vive.

 

2. In che modo ha integrato tradizione, innovazione e sviluppo delle competenze nel percorso formativo?

Nel modo più naturale, seguendo il flusso, quasi in taoista “agire senza agire”.

Il percorso formativo che ha sostenuto l’intuizione di Stefania Bentivoglio, la visionaria sindaca di Tolfa, ha necessariamente, fatalmente, proiettato nel futuro le conoscenze e il duro lavoro, degli artigiani di Tolfa.

Siamo andati alla scoperta di questo sapere, incrociando la passione di Valeria Bartolozzi e delle cinque generazioni di artigiani che l’hanno preceduta nella sua famiglia.

Lo abbiamo fissato in un disciplinare, ne abbiamo scoperto le parole custodendole in un glossario, lo abbiamo trasferito affidandolo prima di tutto al cuore e alle mani di Martina Montanari, l’inarrestabile docente, lo abbiamo reso fruibile aggiungendo al saper fare il saper far fare.

 

3. Come è stata costruita la collaborazione con il Comune e il gruppo Adecco?

Posso dirti la verità ? Sfidando l’impossibile, buttando il cuore oltre l’ostacolo, smettendola di contare le ore e i margini e facendo contare il cuore e la voglia di riuscire ad ogni costo.

Abbiamo dovuto affrontare difficoltà che in altri progetti non avevo mai trovato.

Il progetto è stato approvato dopo tre anni, nel frattempo ad ogni scambio tra comune, ministeri e azienda il progetto originario perdeva una parte delle proprie caratteristiche mentre aumentavano le diffidenze e si consolidavano le rigidità.

I docenti che erano stati inizialmente individuati sono scappati dalla nave un mese prima della partenza dei corsi; e quel mese era il mese di Agosto.

Il sostegno che un comune di cinquemila anima può dare a un progetto di creazione di una Accademia dei Mestieri non è quello che può dare una multinazionale: è infinitamente inferiore sul piano dei mezzi e dell’organizzazione ma infinitamente maggiore sul piano della passione

E su questa passione si è basata la collaborazione con il Comune, con Adecco e con tutti gli altri partner di progetto, dai fornitori ai comunicatori.

Una passione insensata con i parametri del business ma normale con i parametri della comunità di Tolfa, una passione che ci ha contagiato in tanti.

Prima tra tutti Anita Caruso senza la cui dedizione, senza le cui capacità di mediazione, senza il cui lavoro “dietro le quinte” questo progetto non sarebbe probabilmente arrivato al successo.

 

4. Qual è l’aspetto del progetto che più rappresenta l’identità e i valori di Mylia?

Ad ogni domanda ti ho risposto con una cascata di parole. Forse troppe.

A questa domanda ti rispondo senza esitazioni con due sole parole : Human Centricity.

 

Intervista a cura di Anita Caruso, Learning Project Manager, Mylia

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